Articolo 2, Piccola riflessione sulla povertà e la fame

La fame e la malnutrizione hanno accompagnato l’uomo fin dall’antichità. Aprendo un qualsiasi libro di storia è facile osservare come nel passato la fame e la malnutrizione riguardassero la gran parte della popolazione, della massa in quasi tutti i periodi storici. Ad eccezione dell’ultimo secolo.

A partire dal XX secolo le condizioni di vita nei paesi occidentali sono aumentate vertiginosamente grazie alla crescita economica. Ciò ha permesso ai cittadini comuni, ai borghesi e agli operari, di accedere a tutta una serie di beni come i frigoriferi per conservare il cibo o la cucina per ottenere una buona cottura degli alimenti. Questo ha fatto quasi del tutto scomparire la fame nel primo mondo.

Anche se quest’ultima continua ad imperare su ben 800.000.000 di persone, senza contare tutte le persone che bensì riescono a possedere del cibo, ma non riescono a nutrirsi correttamente.

Le cause principali per cui la fame del mondo in un anno abbia ‘contagiato’ oltre 20.000.000 di persone portando il numero a 820.000.000 sono due: i cambiamenti climatici e le proliferazioni dei conflitti.

E non è un mistero che la principale colpa di queste due cause dovrebbe ricadere sulle spalle occidentali. Dovrebbe perché spesso non è così. La gente, la popolazione delle nazioni più ricche molte volte non si pone minimamente il problema. E di conseguenza se non ti poni il problema non devi trovare una soluzione.

Neocolonialismo e guerre stanno affamando e uccidendo migliaia di civili ogni anno. Donne, bambini e anziani colpevoli soltanto di essere nati nella parte sbagliata di un mondo che ad oggi sembra sempre di più separato in due: chi ha tutto e crede di non avere nulla e chi soffre davvero: chi muore di fame, nelle miniere, nei campi, nella propria casa ucciso barbaramente per un qualche motivo politico internazionale.

Ritengo che sia inutile parlare di lotta alla fame ed alla malnutrizione se non si punta contemporaneamente e con forza il dito a chi veramente riduce e vuole in questo stato questi popoli, ovvero le multinazionali private (che applicano, secondo me, una forma di neocolonialismo più meschino dell’ormai antico colonialismo “statale”) e dei governi occidentali che mirano all’instabilità di quelle nazioni-vittima per capricci politici e di mero schieramento geopolitico.